Intervista ad Anna Sticco

a cura di Elena Gollini

 

Quando e come nasce la passione per l'arte?

 

A.S. Si può dire, che la mia passione per l'arte è innata, è insita nel mio dna genetico, perché, fin dalla tenera età di 3 anni, mi divertivo a disegnare cavalli, animale a me molto caro, visto che ho praticato a lungo l'equitazione e fatto numerose gare competitive. Alle scuole elementari, la maestra e la direttrice apprezzavamo tanto le mie creazioni. A 11 anni ho vinto un concorso, con 1000 iscritti, portando un ritratto di una compagna di classe. Ricordo ancora, che ho fatto pure un sogno premonitore di vittoria e quando la mia insegnante di artistica mi ha telefonato, per dare il lieto annuncio, è stata un'emozione indescrivibile, che mai scorderò, un premio davvero speciale.

 

Quando ha intrapreso il suo percorso artistico?

 

A.S. Pur amando l'arte, in modo viscerale, ho deciso di assecondare i desideri genitoriali, in particolare di mio padre, che mi spronava a compiere scelte diverse, per una carriera professionale più sicura, con maggiori garanzie economiche e dopo il liceo classico, mi sono iscritta alla facoltà universitaria di fisica, conseguendo la laurea, con il massimo dei voti. Però, ho continuato a dipingere, partecipando a varie mostre collettive, a livello puramente amatoriale e quasi di nascosto e in sordina, perché in famiglia non approvavano, che mi distraessi dall'impegno principale dello studio. Poi, quando, post laurea, mi sono trasferita a Pisa, con enorme dispiacere, ho dovuto abbandonare la pittura, per i ritmi frenetici e i numerosi impegni di viaggio lavorativi. Dopo il matrimonio, durante la seconda gravidanza, affrontata con gravi rischi e difficoltà, sono stata messa a dura prova e ho vissuto una sorta di rinascita artistica, di nuova iniziazione all'arte. Ho ripreso a dedicarmi alla pittura e a fare esposizioni, creandomi una semplice formazione da autodidatta e utilizzando un corso domestico in fascicoli, che avevo raccolto e rilegato in volume. Ho percepito lo stimolo di rimettermi in gioco, con lo slancio e l'entusiasmo, che ritenevo ormai sopiti, dal trascorrere del tempo e dalle vicissitudini esistenziali.

 

Come concepisce l'arte?

 

A.S. L'arte è un mezzo indispensabile, uno strumento prezioso e fondamentale, per esprimere me stessa, per comunicare il mio moto dell'anima, nella sua essenza più intima e introspettiva. Il mio stile è assolutamente personale e personalizzato. Mi considero un artista a tutto tondo, non semplicemente una pittrice, poiché l'arte influisce, in modo radicale, in ogni scelta, ho fatto e faccio tanti sacrifici, nel privato e sul lavoro. Essendo docente di informatica, è assai complicato gestire al meglio il duplice impegno, senza scendere a continui compromessi. Infatti, spesso dipingo in orario notturno, sono diventata nottambula, ma ovviamente, prevale in me questa necessità primaria, questo bisogno imprescindibile. Per me l'arte è proprio una "tragica necessità" un'esigenza, alla quale non potrei mai rinunciare.

 

Quale tecnica pittorica preferisce e utilizza piu' spesso?

 

A.S. Utilizzo prevalentemente la tecnica mista, tenendo l'acrilico come base principale, integrata con la china, i gessetti, le matite, il collage, la foglia oro 24 carati, con una ricerca sempre in evoluzione, sperimentale ed eterogenea.

 

Quando nascono passione e interesse per la Callas?

 

A.S. Premetto che, nonni e genitori erano appassionati estimatori di canto lirico e frequentavano abitualmente i teatri della zona. In casa l'argomento Callas era costante, nei vari discorsi. Si parlava delle brillanti performance sul palcoscenico e anche delle vicende sentimentali, soprattutto del legame con il l'armatore Onassis, molto discusso e controverso, in quel periodo. Confesso che, mi sentivo infastidita da lei e dal ruolo sociale che rivestiva, cosi ambiguo e mi creava disagio questa presenza virtuale, troppo invasiva e invadente, negli argomenti di dialogo domestico. Era una figura scomoda, poi ero tanto più giovane, con considerevole differenza d'età e la sentivo distante in tutti i sensi, personaggio avulso, dal mio modo di vivere quotidiano. Mai allora avrei pensato che, potesse diventare fonte d'ispirazione per le mie opere. Nel 2006, mentre ero a Parigi con mia figlia, ho avuto una vera folgorazione, un'illuminazione imprevista e inaspettata. L'ultimo giorno di permanenza, eravamo in visita all'Operà quando sono stata rapita da uno splendido manifesto, che la immortalava. Mi sono sentita conquistare e catturare, come se la Callas mi stesse cercando e chiamando. Ho subito comprato un libro di immagini in bianco e nero e in aereo, nel viaggio di ritorno, l'ho sfogliato e guardato attentamente. Quelle fotografie mi hanno riportato in sogno reminiscenze e scenari del passato, appartenenti all'epoca dei miei genitori, con le peculiari caratteristiche storiche e le antiche tradizioni, usanze e consuetudini. Attraverso la Callas le ho riscoperte e valorizzate, rendendo ai miei cari un simbolico omaggio affettivo, ben concreto e tangibile.

 

Come e' riuscita a diventare esperta conoscitrice della Callas?

 

A.S. Negli anni ho, gradualmente e progressivamente, approfondito la mia conoscenza sulla Callas, cercando e acquistando documentazioni e materiale vario ed entrando in stretto e diretto contatto, con ambienti e persone, a lei vicine per relazioni d'amicizia e rapporti lavorativi, come la scenografa del regista Zeffirelli e lo stilista Pierre Cardin, che ha dichiarato, di ritrovare nei miei quadri, come impresso sulle tele, l'animo, vivo e vivace della Callas, in tutta la sua energia e linfa vitale. Nel 2009, mi sono recata a Verona, paese nativo di Meneghini, primo marito della Callas e ho organizzato una mostra celebrativa. Quel contesto mi ha dato spunti e riferimenti importanti, per ricostruire la storia, nella sua completezza.

 

E' anche cultrice di canto lirico?

 

A.S. Sono soprano in un coro. Mia figlia studia canto e ha già un ricco curriculum di esibizioni. Posso dire che, il bel canto è un elemento di affinità con la Callas, che sto coltivando e inculcando.

 

La critica l'ha avvicinata al realismo esistenziale di Alberto Sughi,si ritrova in quella corrente?

 

A.S. Certamente apprezzo e stimo Sughi, ho feeling con lui, però quando ho visto la sua produzione, avevo già acquisito stile e dimensione espressiva peculiare. Dunque, non è stata fonte d'imitazione a modello, ma piuttosto uno stimolo positivo, un incipit, nel percepire una vicinanza, di sensibilità nell'indole artistica. Ho carpito ottima empatia, ma di fatto la mia formazione si è consolidata prima e a prescindere, con autonomo e distinto percorso, assumendo connotazioni identificative differenti. Comunque, anche il mio mentore Marcello Venturolli, ha individuato delle analogie con Sughi, seppur tracciando un netto confine differenziale.

 

Se dovesse esprimere una riflessione sulla Callas?

 

A.S. E' la mia musa ispiratrice per eccellenza, io ne sono la sacerdotessa vestale, che celebra e custodisce la sua storia. Se prima ero definita "la pittrice delle donne" perché raffiguravo ritratti con tematica sulle donne e la coppia, ora, che vengo considerata "la pittrice della Callas" voglio esaltarla in tutte le molteplici sfumature. Senza dubbio, è icona a modello nel canto, è la Divina della lirica per antonomasia, con trionfali successi e prestigiosi riconoscimenti mondiali e una voce inimitabile, inconfondibile e indimenticabile. Come donna, bisogna evidenziarne il fascino magnetico, lo charme seduttivo e il carisma innato. Pur non avendo un tipo di bellezza classica e standardizzata, nei canoni comuni, ha saputo conquistare, meritatamente, lo scettro di "Donna più bella del mondo". Tuttavia, è ancora più significativo scoprirne l'aspetto umano, perché spesso è stata fraintesa e mal giudicata, destando scalpore nell'opinione pubblica. In apparenza forte, impavida e caparbia, celava una personalità fragile, insicura e un carattere emotivo e sensibile. La corazza esterna era uno scudo, per nascondere debolezza e sofferenza interiore. Per alcuni aspetti, è paragonabile ad altre illustri figure femminili, come Lady Diana e Marilyn Monroe, con vite, mai interamente svelate e raccontate, rimaste avvolte da un'aura di mistero. Belle e potenti, esempio di audacia e coraggio, unitamente ai tragici destini, con silenzi indecifrabili e parole non dette.

 

Il 16 settembre non e' un giorno casuale per inaugurare la sua mostra alla "Milano Art Gallery"

 

A.S. Infatti, la scelta di questa data non è assolutamente casuale, anzi, poiché ricorre l'anniversario di morte della Callas, precisamente il 16 Settembre 1977. Questa mostra alla "Milano Art Gallery" sarà un ottima occasione per ricordarla, in questa ricorrenza speciale e poter parlare di lei, dinanzi a un pubblico curioso e partecipe.

 

Come Anna Sticco è riuscita a diventare esperta conoscitrice della Callas?

 

A.S. Sono diventata piano piano nel tempo (dalla fine del settembre 2006 ad ora) un'appassionata ed un'esperta, perché dall'incontro al Palais Garnier con Maria Callas, rapita dal suo manifesto ivi esposto, ho avuto sempre più la voglia di conoscere tutto di lei, i suoi gusti, le sue abitudini, i luoghi da lei frequentati, alcuni dei quali sono secondo me ancora pregni della sua presenza. Non mi bastava veder le sue foto, i filmati d'archivio con immagini di repertorio della sua vita privata o di quella professionale, o ascoltare le sue registrazioni...o leggere libri e testimonianze su di lei :dovevo letteralmente ripercorrere le sue orme (da Parigi a Verona, da Roma a Venezia, da Firenze a New York, il lago di Garda - Sirmione e Torri del Benaco - , Milano; perfino il teatro di Epidauro, oltre che Atene), vedere i paesaggi , le strade, i teatri che i suoi occhi avevano visto e, certe volte, avevo la sensazione di rivederli...così. Per esempio, a Montecarlo, ho ritrovato il punto preciso in cui attraccava il Christina, lo yacht di Onassis, considerato, a quel tempo, il più lussuoso del mondo...Solo così potevo realmente calarmi nel personaggio, provare in qualche modo le sue emozioni, capire o giustificare le sue scelte. Credo che non ci sia nulla di strano, in tutto questo, è l'unica cosa da fare, se vuoi veramente a tua volta, attraverso le tue opere, trasmettere certe emozioni...Cosa diceva Dante, che ci ha trasmesso la più bella commedia umana con la sua "Divina Commedia"? Che si sentiva tremar le vene e i polsi? Io ho pianto, non mi vergogno a dirlo, davanti a certe foto o guardando certi filmati o visitando (a volte dopo lunga ricerca), certi luoghi: ecco perché qualcuno, oggi, davanti ai miei quadri, si commuove a sua volta...

 

Con quali associazioni, dedicate alla Callas, e' in contatto?

 

A.S. Nel tempo sono venuta in contatto con collezionisti ed esponenti di associazioni callasiane; così, per esempio, nel 2007 avevo conosciuto, a Milano, in occasione di una mostra su Maria Callas (cui intervenne poi anche il Presidente Napolitano, accompagnato da Letizia Moratti, allora Sindaco di Milano e Vittorio Sgarbi, allora Assessore alla Cultura) il famoso Bruno Tosi, scomparso la settimana scorsa: a lui faceva capo un'importante associazione callasiana e a lui si devono tante importanti mostre su Maria Callas, in tutto il mondo; nel 2008 avevo conosciuto Zevio, in provincia di Verona, paese natio di G. Battista Meneghini, marito di Maria Callas: in quella città all'epoca si era costituita un'associazione callasiana, la Kalos, e doveva sorgere (sorgerà mai?) anche il primo museo di Maria Callas, in Italia, grazie anche al lascito del famoso collezionista Giancarlo Tanzi, di cui parlerò più avanti; molte cose, ivi, sono rimaste intatte, come al tempo della giovane Callas, ed è molto emozionante immaginarla nelle piazze e strade del paese; nel 2012, di recente, dunque, ho conosciuto Fabio Gervasoni, con cui collaboro, Presidente del "Maria Callas International Archive", un vero proprio archivio, con una sede piccola, ma affascinante, a Mandello del Lario, in provincia di Lecco, su di un ramo del lago di Como: il Vicepresidente è il collezionista G. Tanzi, già citato.

 

E' in contatto con collezionisti di cimeli e oggetti, appartenuti alla Callas?

 

A.S. Conosco diversi collezionisti di Maria Callas, ma quello con cui ho più strettamente collaborato è certamente Giancarlo Tanzi, che tante cose mi ha anche regalato o almeno prestato, in occasione delle mie mostre su Maria, che non esibivano solo quadri, ma anche foto, locandine, manifesti, spartiti, appartenuti alla Divina. Ho conosciuto anche amici e conoscenti della Callas, che ancora conservavano qualcosa di lei.

 

E' anche lei un'appassionata collezionista?

 

A.S. Sì, sono anch'io, nel mio piccolo una collezionista. Che cosa fa parte della mia collezione? Innanzi tutto libri, in italiano, in inglese, in francese, comprati un po' dovunque, in occasione dei miei viaggi a seguito delle mie mostre o nei miei peregrinaggi alla ricerca di testimonianze e cimeli. Foto, poi, dischi, ritagli di giornale, calendari, anche in greco, schede telefoniche, orologi, manifesti, locandine delle opere e tanti, tanti DVD, con film o filmati con Maria Callas, alcuni provenienti dal Gervasoni.

 

Qual'è l'oggetto della sua raccolta, a cui tiene di più?

 

A.S. Che cosa amo di più della mia collezione? Bene, alcuni libri sono pezzi rari, che sembrava aspettassero giusto me, quando li ho acquistati. Sono molto legata, tra l'altro, ad una coppia di foto, che ritraggono Maria Callas, col maestro Serafin (grande direttore d'orchestra, di cui è sta più volte testimoniata la commozione, quando Maria cantava Casta Diva), dono di G. Tanzi.

 

Chi sono le persone piu' vicine alla Callas, con cui è entrata in contatto?

 

A.S. Ho conosciuto tante persone che conoscevano o avevano lavorato con Maria Callas o che addirittura erano state sue amiche; alcune per caso, come la scenografa Tamara Manighalam, iraniana, che lavorava a quel tempo a Roma e che aveva accompagnato Zeffirelli a Parigi, credo per la Norma; ero a Parigi, con una mia amica americana, di N.Y., ed una sera quest'amica doveva recarsi da una sua collega della Sorbona, a cena: sapeva della mia ricerca, ma non che la madre della sua amica avesse lavorato, quarant'anni prima, a stretto fianco di Maria Callas; ho conosciuto Franco Zeffirelli e raccolto anche da lui particolari ed aneddoti inediti su Maria Callas; Giancarlo Tanzi, ora collezionista, ma che l'aveva seguita, come giovane fan, in tante sue rappresentazioni; il grande direttore d'orchestra George Pretre, a Parigi, che ho avuto il piacere di salutare nel suo camerino, dopo un concerto: insieme abbiamo ricordato e compianto la cara Maria; Giuseppe Zigaina, poi, grande scrittore e pittore e grande amico di Pier Paolo Pasolini, mi ha accolto con calorosa amicizia nella sua splendida casa e mi ha mostrato dove Pasolini, suo ospite, dormiva, dove Maria Callas si sedeva e mangiava la carne, preparata al barbecue, nel suo giardino; mi ha condotta nella laguna, ad Aquileia, dove erano ormeggiate le sue barche: su una di queste saliva Maria, per essere accompagnata sul set della Medea, dove preferiva presentarsi già vestita e pronta per girare le scene. Sono stata più volte nel famoso e storico locale "chez Maxim's", a Parigi, dove ho avuto il privilegio di vedermi riservare il tavolo della Callas, che già era stato quello dei duchi di Windsor, (il PR del locale mi ha riferito che Pierre Cardin, proprietario di Maxim's, ha detto, vedendo i miei quadri, che vi è stato colto lo spirito della Callas); in occasione delle mie mostre, sul Garda, per esempio, a Parigi, anche, sono stata avvicinata da persone che l'avevano conosciuta e che mi volevano ringraziare per quello che stavo facendo per lei; il gallerista Giorgio De Dauli, della Galleria Duomo, dove ho esposto a Spoleto, aveva anche lui lavorato a stretto fianco della Divina, a Copenaghen. Ed infine, in occasione del vernissage della mostra a Milano, ho conosciuto una signora, Elena, che aveva avuto il privilegio di lavorare in casa Callas, come cuoca: che emozione, indescrivibile, quella che io ho provato, nel ricevere conferma di certe mie intuizioni!

 

Quale di queste persone ricorda con più emozione?

 

A.S. Sì, forse la persona che ricordo con più emozione è stata proprio questa signora Elena, cui ho potuto chiedere non solo delle abitudini alimentari della Divina, ma anche di alcuni abiti, che io ho visto in foto in bianco e nero e che riportato a colori nei miei quadri; alcuni di questi sono rimasti di sua proprietà o perché regalati dalla Divina in vita o perché salvati dal rogo: qualcuno aveva avuto la brillante idea di bruciare tutto quello che fosse appartenuto alla Callas! Spero prima o poi di poter sfiorare questi abiti: proverò tanta emozione, come quando G. Tanzi mi lasciò sfiorare una ciocca di capelli di Maria, di sua proprietà, e che lui custodiva tanto gelosamente.

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